Settant’anni di attività, oltre ventimila pronunce e un ruolo fondamentale nella tutela della Costituzione e dei diritti dei cittadini. È la storia della Corte costituzionale ripercorsa questa mattina dal suo presidente Giovanni Amoroso, ospite d’onore del Dipartimento di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali dell’Università di Macerata per l’inaugurazione delle attività didattiche. Alla Loggia del Grano, davanti a studenti, docenti e autorità, Amoroso ha ricostruito le tappe della democrazia repubblicana, dal suffragio universale al referendum del 1946, dall’approvazione della Costituzione all’avvio delle attività della Consulta nel 1956.

Il presidente ha ricordato come la nascita della Corte costituzionale non sia stata affatto scontata. Prevista dalla Costituzione entrata in vigore nel 1948, dovette attendere otto anni per diventare operativa, tra resistenze politiche, contrasti giuridici e difficoltà nella nomina dei giudici. “La previsione di una Corte costituzionale non fu una scelta semplice, ma controversa”, ha spiegato Amoroso, ricordando il dibattito tra i costituenti e il ruolo di Alcide De Gasperi, convinto della necessità di un giudice delle leggi per evitare il ripetersi delle deviazioni del passato. Dalla prima udienza del 23 aprile 1956, la Consulta ha accompagnato l’evoluzione dell’ordinamento italiano, estendendo il proprio controllo anche alle leggi precedenti alla Repubblica. Amoroso ha ricordato come la Costituzione sia stata aggiornata nel tempo, pur senza una revisione complessiva. “Questa è la nostra storia ed è importante conoscere il nostro passato”, ha sottolineato.

Per Amoroso è stato anche un ritorno nell’Ateneo dove aveva insegnato per due anni negli anni Ottanta, un’esperienza ricordata con particolare affetto.

Ad accoglierlo, in rappresentanza del rettore John McCourt, impegnato a Roma con la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, è stata la prorettrice alla Didattica Laura Vagni insieme al direttore del Dipartimento Angelo Ventrone, che nella sua introduzione iniziale ha richiamato il valore di una comunità di circa 1.300 studenti, anche internazionali, e la responsabilità dell’università nel formare cittadini capaci di orientarsi in una realtà segnata da disinformazione, tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche. “Più domande farete, più dubbi solleverete, più conoscerete ciò che vi circonda, più sarete liberi, perché la libertà è sempre libertà di scelta”, ha detto rivolgendosi agli studenti. Ventrone ha ricordato l’impegno del Dipartimento nel rinnovamento dei percorsi formativi, nel rapporto tra scienze sociali e intelligenza artificiale e nelle esperienze dirette di conoscenza delle istituzioni e della storia, dalle visite alla Corte costituzionale al progetto “Destinazione Auschwitz”. Sono intervenuti anche i presidenti dei consigli di classe di laurea Ronald Car, Uoldelul Chelati Dirar, Alessia Bertolazzi, e il presidente del Consiglio degli studenti Stefano Di Carlo.

La cerimonia ha celebrato anche gli ottant’anni del referendum istituzionale e del primo voto politico delle donne attraverso filmati dell’Archivio storico dell’Istituto Luce, selezionati dai giovani ricercatori del Dipartimento e rielaborati con il supporto dell’intelligenza artificiale. “Il nostro impegno è che questi anniversari non siano mera celebrazione, ma diventino responsabilità civica quotidiana”, ha concluso Ventrone.