Riaperto a Tolentino il Duomo di San Catervo nell’ambito delle celebrazioni patronali. La cerimonia si è svolta a dieci anni dal sisma del 2016 che ha colpito i territori del Centro Italia. L’ingresso in chiesa atteso dai fedeli è avvenuto intorno alle ore 18, alla presenza delle autorità cittadine e del territorio.
Il taglio del nastro è stato così il primo degli appuntamenti previsti dal programma delle manifestazioni religiose per il Santo Patrono Catervo. A ciò ha fatto seguito la Santa Messa presieduta dal vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi e concelebrata dal clero locale insieme al parroco don Gianni Compagnucci.
«Non restituiamo alla città soltanto una chiesa, ma un luogo che custodisce secoli di storia, un patrimonio artistico di straordinario valore e il celebre sarcofago di San Catervo, testimonianza preziosa delle nostre radici cristiane fin dal IV secolo – ha sottolineato mons. Marconi –, questo Duomo è parte integrante dell’identità tolentinate: è un punto di riferimento per la comunità religiosa, un simbolo della memoria collettiva e, al tempo stesso, un’importante risorsa per la valorizzazione turistica della città». La chiesa attuale fu iniziata per volontà di San Vincenzo Maria Strambi: «Fu la sua ultima iniziativa nel 1822 prima della sua partenza per Roma, dove era stato chiamato come consigliere e confessore da papa Pio VII – ha ricordato il Vescovo –, Papa perseguitato assieme a San Vincenzo da Napoleone. Ambedue, solo pochi mesi prima, nel 1821, avevano visto la morte di questo dittatore sanguinario, che aveva portato la guerra in tutta Europa, purtroppo imitato da tanti altri dittatori, che fino ad oggi sono stati uomini di guerra e di rapina e non di pace. Proprio a Tolentino nel 1797, durante la campagna d’Italia – ha aggiunto ancora il presule nel suo intervento a margine dell’inaugurazione –, Napoleone aveva iniziato ad imporre il suo controllo sulla Chiesa e sui suoi beni, iniziando quella requisizione anche delle opere d’arte che depredarono per decenni Roma e tante chiese italiane. Nel progetto di San Vincenzo Maria Strambi, un grande uomo di pace, la bellezza di questo nostro duomo doveva raccontare una rivincita della pace sulla guerra, una nuova alba dell’arte sacra italiana dopo decenni di umiliazioni. La ricostruzione del Duomo non è perciò soltanto un recupero materiale: è restituzione di bellezza, memoria e futuro alle nostre comunità».
Nel suo intervento di saluto il commissario straordinario Guido Castelli ha sottolineato il grande lavoro di squadra realizzato e come la riapertura di San Catervo rappresenti un momento di grande significato per Tolentino: «La città ritrova uno dei luoghi più profondamente legati alla propria storia, alla propria identità e alla vita della comunità – ha evidenziato il senatore –, le nostre chiese custodiscono le radici della civiltà appenninica, ne raccontano la storia e rappresentano un punto di riferimento essenziale per la vita delle comunità. A dieci anni dal sisma, questa riapertura assume un valore particolarmente significativo, perché testimonia come la ricostruzione sia anche un percorso di ricomposizione dei legami e delle identità che il terremoto ha profondamente ferito». Il recupero di San Catervo, finanziato con 3,2 milioni di euro, si inserisce in un programma di ricostruzione degli edifici di culto della Diocesi di Macerata che comprende 77 interventi per oltre 55 milioni di euro: «Il futuro delle nostre comunità si costruisce attraverso l’impegno e le scelte che compiamo oggi – ha continuato il commissario straordinario Castelli –, preservare la nostra storia significa creare le condizioni perché questi territori continuino a vivere, mantenendo salde le proprie radici. È questa la responsabilità che guida quotidianamente il nostro lavoro: consegnare alle nuove generazioni un patrimonio più sicuro, senza disperderne la bellezza, la memoria e il valore identitario. Perché ricostruire significa dare continuità alla nostra storia e, attraverso di essa, costruire il nostro futuro. Insieme alla Diocesi, i Comuni e la regione Marche guidata da Francesco Acquaroli».
Importante per il sindaco Mauro Sclavi l’essere riusciti nella riapertura in un periodo così significativo per la città: «Oggi Tolentino è in festa per la riapertura del Duomo, dopo il lungo periodo di chiusura dovuto al sisma del 2016 e contemporaneamente festeggia il suo Santo Patrono e protettore Flavio Giulio Catervio – ha detto il Primo Cittadino –, non a caso sulla facciata un’antica epigrafe recita “Alme Tolentini Populum Defende Caterve”, che testimonia la fede della nostra Comunità verso colui che per primo ha diffuso il Verbo del Cristianesimo nella nostra terra. Oltre a tutti gli ambienti del Duomo torna visibile il prezioso sarcofago paleocristiano del IV secolo dopo Cristo dove San Catervo riposa insieme alla moglie Settimia Severina e al figlio Basso, ricordando a tutti noi i più alti valori inerenti la famiglia e a cui noi tutti continuiamo ad ispirarci ancora oggi. In questa occasione solenne che resterà nella storia cittadina – ha concluso Sclavi –, mi sia consentito di ringraziare il vescovo Marconi, il Commissario Castelli e tutta la struttura commissariale, la Soprintendenza, gli uffici comunali, le imprese e le maestranze e tutti coloro che hanno operato all’interno del cantiere che con il loro attento intervento ci restituiscono uno dei luoghi simbolo, non solo spirituale ma anche di aggregazione sociale della nostra Città, dandoci nuova speranza verso il futuro».
Da segnalare anche la partecipazione della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio della Regione Marche Silvia Luconi e del consigliere regionale Renzo Marinelli.
Per quanto riguarda le azioni principali riguardanti l’intervento, oltre al restauro della Cappella del Sarcofago, grazie al contributo economico della parrocchia San Catervo, le superfici decorate delle volte sono state valorizzate con un nuovo impianto illuminotecnico, progettato dalla iGuzzini illuminazione, in collaborazione con la Diocesi di Macerata. Contestualmente, sono stati rifunzionalizzati gli antichi lampadari a goccia, con 300 candele, accesi tradizionalmente nelle Solennità di Natale, di Pasqua e per la Festa patronale di San Catervo. Di nuovo esposto alla venerazione dei fedeli il busto reliquiario del Santo con il baldacchino processionale, risalente al XVIII secolo.
«I lavori, finanziati tramite l’ord. 105/2020 del Commissario Straordinario per la ricostruzione post Sisma del Centro Italia 2016, sono durati 25 mesi, terminando con 78 giorni di anticipo rispetto alla scadenza contrattuale – ha ricordato don Giacomo Alimenti, direttore dell’Ufficio Sisma della Diocesi di Macerata –, questi sono costati 3.195.769,39 €, con un risparmio di 4.230,61 € rispetto al decreto di concessione del contributo».
La Diocesi di Macerata ringrazia la Struttura Commissariale, l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Marche, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, il Comune di Tolentino per la preziosa collaborazione istituzionale e sul piano tecnico-amministrativo.
La Diocesi di Macerata ricorda che l’impegno profuso dai progettisti: l’arch. Alessandro Nardi, per l’impianto architettonico; l’ing. Henry Gullini, per le strutture; il dott. Marco Mangano, per il restauro delle superfici decorate; l’ing. Aldo Tuzio, per gli impianti; e l’ing. Gianfranco Ruffini, per il coordinamento dello staff progettuale.
Gratitudine è stata espressa durante la cerimonia dal Vescovo e da don Giacomo anche per le imprese partecipanti all’opera di recupero del Duomo di San Catervo: la Fratelli Navarra srl, dal luglio 2026 Opera Navarra, società italiana di riferimento nel restauro monumentale e nella manutenzione preventiva del patrimonio storico e artistico, rappresentata dall’amministratore delegato, Attilio Maria Navarra, per quanto riguarda i lavori di restauro e riparazione post sisma; la ditta Eredi Paci srl, rappresentata da Fabio Paci, su richiesta del Parroco, ha invece eseguito l’installazione del nuovo impianto illuminotecnico, per un totale di 154 proiettori. La stessa impresa ha inoltre rifunzionalizzato i lampadari storici, che venivano tradizionalmente accesi in duomo per le solennità di San Catervo, di Natale di Pasqua: 281 lampadine che illumineranno il presbiterio e le navate. Hanno collaborato, inoltre, la Sono di Enrico Pancotti, per la rifunzionalizzazione dell’impianto di diffusione sonora, e la CG Service di Giuseppe Capponi, per l’installazione dello stemma araldico della Diocesi di Macerata, sulla facciata della chiesa: attività con la quale è stato concluso l’intervento di recupero.
Tre complessivamente gli appuntamenti previsti per la riapertura al culto del Duomo: dopo le celebrazioni odierne, il 17 ottobre, ricorrenza della festività patronale, il vescovo Marconi presiederà anche la celebrazione eucaristica, alle ore 18, prima della processione solenne con la reliquia di San Catervo per le vie della città.

