Negli occhi degli abitanti ci sono ancora i balconi che odorano di fiori, l’allestimento per le feste paesane, le spose fuori dalle chiese, come il tempietto ottagonale bellissimo e prezioso di Capodacqua.Le nonne che preparano la passata di pomodoro, il caffè da prendere al circolo. A fare da contraltare ai vividi ricordi le macerie, brandelli di case, abbandono e silenzi. Nel percorso immaginario ma nei luoghi del sisma vero con “Il terremoto non esiste”,  organizzato dall’associazione MonteVector attraverso le testimonianze dei residenti istantanee di nostalgia per quell’agosto arquatano cadenzato da feste, sagre e ritorni nelle case dei nonni tra le montagne. Che si è trasformato in polvere, morte e dolore in pochi secondi nella notte del 24 agosto del 2016. Una sorta di black out in cui a tratti si vorrebbe relegare la scossa, la prima dei sismi del 2016, nel novero dei brutti sogni. Ma così, non è. E l’incubo a tratti continua. Tra la rabbia e la rassegnazione, la speranza per il futuro e la paura di essere dimenticati per sempre, come tutto il Centro Italia.