Insulti, botte, punizioni corporali, maltrattamenti e poi persino violenze sessuali. Doveva essere un luogo sicuro e tranquillo per donne affette da problemi psichiatrici, un ambiente famigliare dove ritrovare se stesse e la propria autonomia. Invece quell'appartamento di Jesi adibito dal 2018 a casa accoglienza per persone con disabilità mentali,  un progetto di co housing partito nel 2018, era in realtà una "casa degli orrori". 

A ricostruire la vicenda i poliziotti della Squadra Mobile di Ancona e del Commissariato di Fabriano, Tutto parte dal racconto fatto da una delle pazienti durante un colloquio presso il Centro di Salute Mentale di Jesi.

All'operatore la donna descrive con dovizia di particolari le condizioni abitative a cui era sottoposta : costretta a vivere senza riscaldamento, con i lucchetti alle finestre e le porte chiuse a chiave per tutta la notte, senza avere accesso alle chiavi o al telefono.

La donna racconta persino di aver subito punizioni con sottrazioni di cibo e a volte persino corporali, parla di percosse, calci e pugni, tutto questo da parte dei coniugi gestori della struttura.

Dopo questa preziosa testimonianza parte la segnalazione alla Procura della Repubblica e l'avvio delle indagini. Gli agenti vogliono vederci chiaro e piazzano nell'appartamento di Jesi delle telecamere, inequivocabile nelle immagini l'approccio sessuale da parte del 86enne responsabile della struttura nei confronti di una paziente 65enne. Lo scorso 15 aprile l'uomo viene tratto in arresto in flagranza di reato per violenza sessuale aggravata.

Nelle scorse ore la convalida da parte del Gup di Ancona che ha disposto per lui e per la moglie, contitolare della struttura, gli arresti domiciliari. Per lei le accuse sono lesioni personali e maltrattamenti, sarebbero diversi gli episodi documentati dagli agenti. L'ultimo appena 10 giorni fa: un'altra paziente è costretta a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Jesi per una ferita al lobo dell’orecchio destro, mi voleva staccare l'orecchio, avrebbe raccontato ai medici, accusando la titolare della struttura.

Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, le molestie e le violenze sessuali perpetrate nei confronti di quattro delle cinque donne ospiti della struttura di co-housing  andavano avanti da almeno un anno.