Sono 15 i destinatari degli avvisi di conclusione indagini emessi dalla Procura della Repubblica di Ancona nell’ambito del Procedimento penale che il 7 gennaio 2021 aveva portato al sequestro di un allevamento di cani di piccola taglia nel comune di Trecastelli.Dove era scoppiato anche un focolaio di brucellosi. I Carabinieri Forestali , le Guardie Zoofile del Nucleo Vigilanza WWF e Legambiente di Ancona, insieme ai volontari dell’Associazione Amici Animali di Osimo, avevano eseguito, su delega della Procura della Repubblica di Ancona, il sequestro di circa 850 cani. In quella occasione era stato riscontrato che gli animali erano detenuti in condizioni terribili, la struttura era autorizzata per ospitare 61 cani, ne conteneva 859.Tra i reati contestati anche la vendita di cani che sarebbero stati ceduti dietro compenso, nonostante il sequestro.

Le Associazioni ENPA, LAV, Lega Nazionale per la Difesa del cane, LEIDAA e OIPA esprimono soddisfazione per la chiusura delle indagini sull’allevamento di cani di razza di piccola taglia di Trecastelli (AN), noto da mesi alle autorità sanitarie quale unico caso di focolaio di brucellosi conosciuto in Europa e posto sotto sequestro nel gennaio 2021:  "Alla chiusura delle indagini sono risultate essere ben 15 le persone indagate tra le quali i proprietari dell’allevamentoil capo della Polizia locale, medici veterinari ASUR, un medico veterinario libero professionista e organi di controllo. Contestati agli indagati, a diverso titolo, i reati di disastro colposo, maltrattamento animali, abusivo esercizio di professione veterinaria, mancato rispetto dei provvedimenti dell'Autorità Sanitaria, corruzione, frode in commercio, falso in certificazioni, omessa denuncia di reato, traffico internazionale di caniSi tratta di un primo positivo passo per fare chiarezza sulle responsabilità che hanno portato ad una situazione insostenibile per oltre 800 cani detenuti in una struttura autorizzata per meno di cento, mettendo a serio rischio anche la salute pubblica in quanto la brucellosi è una zoonosi trasmissibile all’uomo.” – dichiarano le Associazioni che a seguito del sequestro avevano presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Ancona, e continuano – “Ci auguriamo che a breve venga fissata la prima udienza alla quale siamo pronti a costituirci parte civile e speriamo in un processo senza precedenti che, oltre ad appurare quanto accaduto, si concluda con una condanna esemplare che sia da deterrente per chi specula sugli animali mettendone a repentaglio la vita e per coloro che devono effettuare i necessari controlli e prendere le dovute misure per garantire la legalità e proteggere gli animali”.

Se la vicenda giudiziaria è ormai incardinata, le Associazioni sono però ancora in attesa di risposte dal Servizio Veterinario Regionale: nonostante le nostre formali richieste, da mesi non abbiamo più notizie né dei test che dovevano essere effettuati sui 146 cani trasferiti al canile di Ostra Vetere e della loro possibile adozione, né di test a cui dovrebbero essere sottoposti i cani rimasti nell’allevamento per poter monitorare le loro condizioni di salute.

"Lo stesso silenzio avvolge anche l’avvio dei protocolli terapeutici promessi già dalla scorsa estate e necessari ad individuare una cura innovativa per i cani ancora positivi a questa zoonosi finora poco conosciuta e non presente in Italia.

Attendiamo quindi una risposta urgente dall’IZS di Teramo, dal Ministero della Salute e dalla Regione Marche, alla luce del fatto che queste lungaggini hanno ricadute sul benessere e la salute degli animali coinvolti, ma anche sui fondi pubblici dato che i costi di gestione sono a carico della Regione e quindi dei contribuenti. Attendiamo anche la convocazione del tavolo più volte richiesto visto che le Associazioni tanto hanno fatto e tanto sono ancora disponibili a fare per supportare la migliore gestione degli animali e l’inserimento in famiglia di quelli che potranno essere adottati".